Mosè Cometta, 4C
Dissertazione su Nietzsche
Una possibile interpretazione marxista

Introduzione 2
Alcuni fraintendimenti sulle idee di Nietzsche 2
La nobiltà 2
L'esaltazione della distruzione 3
Il super-uomo e l'uomo nuovo 5
Cime di montagna raggiungibili da tutti? 6
Il grande meriggio 7
Una società marxista composta da super-uomini 8
Bibliografia 9
Il tema della ricerca filosofica, che astrae il mondo materiale per esplorarlo in tutte le sue dimensioni e forme, mi ha sempre affascinato.
Poter capire ciò che ci circonda attraverso la nostra mente e concepire un proprio universo in continua evoluzione, in cui ogni cosa è in relazione costante con tutte le altre è forse l'attività più impegnativa e più appagante che la mente umana possa concepire, al pari dell'esplorazione degli antri più bui della propria persona e del proprio subconscio.
Esplorazione, questo e non solo è la filosofia.
Il pensiero di Nietzsche è stato il mio primo “battesimo” veramente filosofico, che ho subito accostato alla mia identità marxista trovando che entrambe le teorie coincidevano perfettamente nella mia mente. Tuttavia, ho notato che spesso queste due correnti di pensiero vengono viste come agli antipodi. Non trovando dei motivi fondati per prendere in considerazione questa visione, ho pensato di scrivere questa dissertazione, in cui espongo brevemente alcuni dei ragionamenti che ho fatto nello sposare questi due sistemi.
L'idea di nobiltà, molto presente nei discorsi di Nietzsche, è forse uno dei concetti più utilizzati dall'autore. Egli infatti lo usa come fondamento della propria teoria, asserendo che solo alcuni uomini, coloro che tendono a tramontare per essere ponti verso il super-uomo, meritano veramente di poter vivere.
“Voi volete essere il riflusso di questa grande marea e retrocedere alla bestia piuttosto che superare l'uomo?”1
“La persona nobile vuole creare cose nuove e una nuova virtù. Il buono vuole, invece, le cose vecchie e che si conservino. Ma il pericolo della persone nobile non è quello di diventare un buono, bensì uno sfrontato, un derisore, un distruttore.”2
Questa idea è stata spesso ripresa da critici e semplici lettori di Nietzsche che, senza basarsi su una reale osservazione e analisi dei suoi testi, hanno sottolineato la sua avversità a coloro che egli chiama superflui, arrivando addirittura all'assurda affermazione che Nietzsche fosse nazista.
“Vi sono predicatori di morte: e la terra è piena di gente cui bisogna predicare di abbandonare la vita. Piena è la terra di superflui.”3
In questo caso però, bisogna tentare di addentrarsi nei meandri del pensiero del filosofo tedesco, senza cadere in facili e troppo veloci conclusioni. Nietzsche si riferisce a coloro che, abbracciando una fede di privazione ed espiazione, come quella cristiana, abbandonano la via del pensiero e della conoscenza, per perdersi in vani castelli di fumo. Nietzsche, constatando la loro scelta di abbandonare la difficile ma fruttuosa via del pensiero, arriva alla conclusione che essi, non volendo tendere al super-uomo ma piuttosto alla bestia, sono assolutamente superflui se non dannosi, e perciò, per il bene dell'umanità, non dovrebbero esistere.
“Ecco gli esseri spaventosi, che portano dentro di sé la belva rapace e non hanno scelta che tra i piaceri e l'autoflagellazione. E anche i loro piaceri restano autoflagellazioni.
Essi vorrebbero essere morti, e noi dovremmo approvare questa loro volontà. “La vita non è che sofferenza” dicono altri e non mentono: ma allora fate in modo di finire voi!”4
“Uniforme si chiama ciò che essi indossano: possa non essere uniforme ciò che essi in tal modo nascondono!”5
Quest'affermazione ci fa capire come, rivolgendosi ai “guerrieri”, ossia a coloro che combattono battaglie filosofiche – non certo fisiche! – egli spera che essi si distinguano tra di loro, seguendo ognuno la propria strada verso una maggiore conoscenza e verso il super-uomo, e non certo abbandonandosi nelle mani di qualche leader religioso. In questo senso Nietzsche sostiene l'esistenza della nobiltà.
“E a chi non insegnate a volare, insegnate, vi prego – a precipitare più in fretta!”6
“Una nobiltà nuova, non una nobiltà che potreste comprare, come i mercanti, con oro di mercanti: giacché poco valore ha tutto quanto ha un prezzo.
D'ora in poi il vostro onore consista non nella vostra origine, bensì nella vostra meta!”7
La nobiltà è una cosa che, non essendo acquisibile attraverso beni materiali, ma solo attraverso creatività intellettuale, va conquistata e non è attribuibile fin dalla nascita. Ma chi, dopo diversi anni di vita, non è ancora in grado di creare, ma si è attaccato con forza a dogmi e fedi, non può più essere salvato da questa disgrazia, e va pertanto aiutato a tramontare, per il bene dell'umanità tutta.
“L’errore [la fede, ndr.] non è cecità, l’errore è viltà.”8
“La saggezza è femmina e sa amare solo il guerriero.”9
“Il vostro nemico voi dovete cercare, e fare la vostra guerra, per i vostri pensieri!”10
La distruzione – filosofica – ha come scopo il creare spazio per poter costruire il nuovo mondo. Il creatore, prima di tutto è un distruttore, infatti il suo spirito (dopo esser stato anche cammello), prima di essere bambino – e creare – è leone, il distruttore per antonomasia.
“[...] “La persona nobile vuole creare cose nuove e una nuova virtù. Il buono vuole, invece, le cose vecchie e che si conservino. Ma il pericolo della persone nobile non è quello di diventare un buono, bensì uno sfrontato, un derisore, un distruttore.”11
È dunque chiaro che – nel suo aspetto filosofico – la violenza venga esaltata da un filosofo come Nietzsche, creatore di nuovi valori.
“Io non consiglio la pace, bensì la vittoria! Voi dite che la buona causa santifica persino la guerra? Io vi dico: è la buona guerra che santifica ogni causa.”12
L'agire filosofico è, per definizione, la distruzione di quello che già esisteva e la creazione di un nuovo percorso, ma non tutti, secondo Nietzsche, sono in grado di compiere questo percorso.
“Non è il dubbio, è la certezza che fa diventare pazzi.”13
“La filosofia, così come io l’ho intesa e vissuta fino a oggi, è vita volontaria fra i ghiacci e le alture, ricerca di tutto ciò che l’esistenza ha di estraneo e problematico, di tutto ciò che finora era proscritto dalla morale.”14
“In chi risiede il maggiore pericolo per ogni futuro degli uomini? Nei buoni e nei giusti, i quali dicono: “Noi sappiamo già che cosa è buono e giusto, noi l'abbiamo anche; guai a coloro che qui continuano a cercare!”.15
“Chi odiano essi più di tutti? Colui che crea, colui che spezza le tavole e gli antichi valori. I buoni, infatti, non sono capaci di creare: essi sono sempre il principio della fine.”16
Nietzsche porta avanti una critica spietata verso coloro che, non per nascita ma per crescita, sono privi della capacità, o meglio, della volontà di spezzare il vecchio per poter prendere, e guadagnarsi, la libertà di creare.
Molti vengono in questo modo criticati dal filosofo, tutti coloro che egli chiama massa informe e superflui, su cui però un creatore non deve chinarsi, rischiando in questo modo di perdere tempo ed energia. Il creatore infatti, ha compiti ben più alti che perdere tempo con chi è inguaribilmente contaminato da dogmi e fedi. Egli ha il compito di trovare un nemico di cui possa essere fiero, per combattere una battaglia epica. Nemici alla sua altezza sono ad esempio gli altri creatori, o i capi carismatici dei superflui, o anche i bambini, che devono crescere abituandosi a creare e non ad essere trasportati dalle onde.
“E spesso è più coraggioso uno che si trattiene e passa oltre: affinché si tenga in serbo per un nemico più degno!”17
“Dovete essere orgogliosi del vostro nemico. Bisogna in molti casi passar oltre – specialmente oltre la molta canaglia, chi si mette a guardare va in collera.”18
“Non si deve voler fare da medico agli incurabili: così insegna Zarathustra: – perciò dovete trapassare! Ma ci vuole più coraggio a farla finita, che a scrivere un verso nuovo: ciò sanno i medici e i poeti.”19
Nietzsche, inoltre, lega il tema della nobiltà e della violenza ad una parola ben precisa, spesso fraintesa e utilizzata con un significato negativo e sprezzante.
“Oh, chi potrebbe trovare il nome giusto di una virtù a battezzare questo anelito! “La virtù che dona” all'innominabile dette un giorno Zarathustra questo nome. E allora accadde pure che la sua parola disse berato l'egoismo, l'egoismo salutare e sano, che sgorga da un'anima possente, cui appartiene un corpo elevato, bello vittorioso dispensatore di gioia, attorno al quale ogni cosa diventa uno specchio: il corpo flessuoso e suadente, pronto alla danza, di cui similitudine e compendio è l'anima lieta di se stessa.”20
“Che uno sia servile davanti a dèi oppure alle pedate di un dio, che lo sia davanti agli uomini o davanti a stupide opinioni umane: su tutta quanta la specie servile sputa questo egoismo beato! Ma per tutti quanti costoro verrà il giorno, la trasformazione, la spada del giudizio, il grande meriggio.”21
L'egoismo sano, come lo chiamerebbe Freud, è la capacità di fare le cose perchè fanno piacere. Se una persona ha piacere ad aiutarne un'altra, essa l'aiuta, ma non certo per altruismo! Bensì per egoismo sano. L'edonismo entra quindi nella filosofia di Nietzsche, che afferma che i creatori devono fare ciò che vogliono, e non essere obbligati a far qualcosa.
Anche la filosofia marxista prevede che l'uomo infine si liberi dall'oppressione del lavoro per poter fruire appieno del proprio tempo e coltivare le proprie passioni.
“Ora vado da solo, discepoli miei! Anche voi andatevene da soli! Così io voglio.
Andate via da me e guardatevi da Zarathustra! Ancora meglio: vergognatevi di lui! Forse vi ha ingannato. L’uomo della conoscenza non soltanto deve saper amare i suoi nemici, ma deve anche saper odiare i suoi amici.
Si ripaga male un maestro, se si rimane sempre scolari. E perché non volete sfrondare la mia corona? Voi mi venerate; ma che avverrà, se un giorno la vostra venerazione crollerà? Badate che una statua non vi schiacci!”22
Passiamo ora agli aspetti che possono legare, a mio modo di vedere, la teoria marxista con il pensiero di Nietzsche.
Primo punto e fondamento di tutte e due le correnti di pensiero è sicuramente la meta da raggiungere: il super-uomo e l'uomo nuovo.
Che cosa sono questi due personaggi, che caratteristiche hanno?
L'uomo nuovo marxista è in realtà poco descritto, questo è stato un grandissimo problema per i partiti comunisti in tutto il mondo che, avendo ricevuto da Marx soltanto le istruzioni per come prendere il potere sradicando il capitalismo, ma non su come costruire poi il comunismo, si trovavano costretti a crearsi da sé una strada in questo senso. Ma, come sa bene Nietzsche, i nobili, coloro che creano, non sono molti, e coloro che non sono capaci a creare, quando ci provano, emulano in realtà cose esistenti, cambiandole solamente per qualche aspetto. Essi diventano quindi creatori di nuove religioni che poco hanno di differente rispetto a quelle già esistenti.
Vediamo però alcuni passaggi di Marx e Lenin in cui si descrivono alcuni tratti che possono portarci a capire come i due pensavano all'uomo nuovo.
“Ogni epoca è una sfinge che scompare nell’abisso non appena il suo enigma è stato risolto. Per Marx il comunismo è la soluzione dell’enigma della storia, in quanto esso supera sul piano teorico e pratico l’ascetismo raccomandato e imposto alle masse non solo dalla religione ma anche da una società che continua a reggersi sulla negazione della felicità terrena e del senso stesso della vita per la maggioranza della popolazione planetaria.”23
Anche Marx vede dunque, nella distruzione dei dogmi e delle religioni, uno delle principali necessità per la rivoluzione. Se per Nietzsche l'uomo dogmatico è irrecuperabile e deve quindi essere aiutato a tramontare, Marx conserva ancora qualche speranza di riuscire a far ritornare alla ragione, tramite l'organizzazione di massa e la rivoluzione sociale, coloro che erano caduti nelle mani di religioni e fedi.
In ogni caso, per tutti, l'uomo nuovo – o super-uomo – è una fase finale, che si raggiungerà in un futuro ancora lontano, e non basterà la rivoluzione sociale – o grande meriggio – ma dovranno passare almeno un paio di generazioni.
“Quando vi sarà libertà non vi sarà più Stato. Di solito i concetti di libertà e democrazia vengono usati come sinonimi. In realtà la democrazia esclude la libertà.”24
“Da ognuno secondo le sue capacità a ognuno secondo i suoi bisogni!”25
L'uomo nuovo, dunque, dovrebbe avere la possibilità di accedere a tutte le cose di cui necessita per vivere serenamente ed adempire alla propria volontà. Anche Nietzsche pensa che il super-uomo debba essere egoista ed edonista.
Inoltre, qui viene ribadito anche da Lenin che il creare qualcosa di nuovo – la libertà – richiede prima la distruzione dei vecchi valori, nonché dei nobili e guerrieri pronti a far tramontare la vecchia società.
Ma non sono i soli a constatare questa situazione di schiavitù dell'uomo, sia fisica che mentale, e a sperare in una sua emancipazione, infatti anche Rousseau si unisce a questo coro di filosofi e intellettuali che denuncia la situazione di castrazione umana che persiste nel mondo. Inoltre, anche lui sottolinea, come Nietzsche, il fatto che coloro che governano il mondo, i leaders religiosi, sono in realtà schiavi – anche loro – dei propri dogmi.
“L’uomo è nato libero, e ovunque è in catene. C’è chi si crede padrone di altri, ma è più schiavo di loro.”26
“Compagni per il suo viaggio cerca il creatore e non cadaveri, e neppure greggi e fedeli. Compagni nella creazione cerca il creatore, che scrivano nuovi valori, su tavole nuove.”27
Nietzsche afferma, con questa frase che pesa quasi come un macigno, che la nobiltà, la capacità di creare, se si addormenta non è più risvegliabile.
Una persona è dunque morta interiormente, se all'età della maturità è ancora legata a dogmi, se non ha sviluppato la propria capacità intellettiva, se non ha esplorato i meandri più oscuri e contraddittori del proprio sé.
Altra visione quella marxiana, che prevede una sorta di redenzione anche per gli adulti che, contagiati dall'azione e dal pensiero dell'organizzazione comunista, si attivino al fine della rivoluzione. Un'umanità, dunque, che mantiene comunque una certa plasticità, una sorta di reversibilità tra oblio della fede e pensiero attivo, anche nell'età adulta.
“Il vero risultato delle loro lotte non è il successo immediato, ma la loro unione, che sempre più si diffonde.”28
Ma Marx, a differenza del filosofo, non si concentra molto su queste caratteristiche umane, preferendo analizzare la società nel suo complesso.
Egli però ci avverte che la sovrastruttura, tra cui anche la personalità dell'uomo, è conseguenza diretta della struttura economica di una società. Ma se, in una società in continua evoluzione come quella capitalista, tutta la struttura economica è incentrata sullo sfruttamento di una classe su un'altra – come infatti è – allora anche la personalità e le credenze degli individui rispecchiaranno questa struttura primaria.
Appare dunque anche in Marx l'evidente limite delle menti adulte, forgiate dalla struttura economica (e dalla sovrastruttura culturale, religiosa, ecc.) che si baseranno solamente sui dogmi che sono stati posti, senza riuscire a sviluppare un pensiero indipendente.
“Le idee dominanti di un'epoca sono sempre state soltanto le idee della classe dominante.Le idee di libertà di coscienza e di religione furono soltanto l'espressione del dominio della libera concorrenza nel campo della coscienza.”29
“La società borghese è ben diversa dalle società che l’hanno preceduta. Continua a essere caratterizzata dal dominio di classe, ma tale dominio non è affatto sinonimo di staticità e neppure di stabilità. È una società che rivoluziona costantemente sé stessa.”30
“La borghesia si rivela capace di dominio e di governo nella misura in cui e siano a quando è in grado di prevenire la minaccia di una rivoluzione dal basso con una rivoluzione dall’alto.”31
Appare ora necessario confrontare questi due pensieri forti – quello nietzschano e quello marxiano – nell'evoluzione che propongono per l'umanità.
In ogni caso, si tratti di grande meriggio o di rivoluzione sociale, i due pensatori vedono come anello fondamentale della catena della Storia, un cambiamento drastico ed epocale, una rivoluzione mai vista sulla faccia della terra; dove sì, si sono susseguiti molti sistemi di governo diversi, ma tutti basati sul dominio di una classe su un'altra e sull'asservimento del popolo attraverso fedi e dogmi.
Rispecchiando le parole di Marx, secondo cui la struttura economica della società fa in modo che la gente cresca in un determinato modo, Nietzsche afferma che in questa società capitalista, in cui l'arricchimento materiale è più importante della crescita interiore, non si può essere che massa informe – fango.
“Tutti vogliono giungere al trono: la loro demenza è credere che sul trono segga la felicità! Spesso è il fango che siede sul trono, e spesso anche il trono siede sul fango.”32
Nietzsche arriva addirittura a dettare delle regole in base alle quali si possa combattere per questo cambiamento epocale.
“La mia regola di guerra comprende quattro principi:
attacco solamente cose che vincono
attacco solamente cose contro cui non potrei trovare nessun alleato, così comprometto solamente me stesso
non attacco mai persone, mi servo della persona come lente di ingrandimento, con cui si può rendere visibile una crisi generale
attacco solo cose alle quali non sia connessa nessuna disputa personale o qualche retroscena di brutte esperienze. Al contrario, per me attaccare è un segno di benevolenza.”33
Il filosofo tedesco, se da una parte afferma che “Tutte le sorgenti profonde vivono con lentezza.”34, riferendosi all'essere umano preso singolarmente; affida la spinta decisiva verso il super-uomo ad un grande meriggio, una rivoluzione violenta – magari anche fisicamente – che elimini tutti i nemici del progresso umano, come coloro che abitano un mondo dietro il mondo, i dispregiatori del corpo, i predicatori di morte, i compassionevoli, le vipere, le mosche del mercato, i preti, le tarantole, gli apostati, e via discorrendo.
Anche Marx, dal canto suo, pensa che, se la rivoluzione della politica potrà essere rapida, il vero cambiamento della struttura societaria e quindi – di riflesso – della persona umana, non potrà essere che lenta.
Rivoluzione e grande meriggio dunque, vengono citati spesso e descritti poco.
Ma i due pensatori, essendo antidogmatici, non immaginano nemmeno di spiegare come sarà la società dopo questo cambiamento – perchè non lo sanno!
“Il comunismo abolisce le verità eterne, abolisce la religione, la morale, invece di trasformarle e con ciò entra in contraddizione con tutta l'evoluzione storica precedente.”35
L'unica certezza che abbiamo è che, finalmente, non ci saranno classi sociali e discriminazioni, e dunque tutti quanti potranno – se vorranno! – raggiungere le cime più alte delle montagne solitarie del sapere.
V. Lenin, Stato e Rivoluzione, Le Idee Editori riuniti, curato da V. Gerratana, 1976, Roma.
K. Marx, Il manifesto del Partito Comunista, Laterza, curato da D. Losurdo, 2005, Bari.
F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi, curato da M. Montinari, 2006, Milano.
F. Nietzsche, Ecce Homo, Adelphi, curato da R. Calasso, 2006, Milano.
J.J. Rousseau, Il contratto sociale, Einaudi, curato da V. Gerratana, 1975, Torino.
1F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Prologo di Zarathustra.
2Ibidem, Dell'albero del monte.
3Ibidem, Dei predicatori di morte.
4Ibidem, Dei predicatori di morte.
5Ibidem, Della guerra e dei guerrieri.
6Ibidem, Di antiche tavole e nuove.
7Ibidem, Di antiche tavole e nuove.
8F. Nietzsche, Ecce Homo.
9Ibidem.
10F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Della guerra e dei guerrieri.
11Ibidem, Dell'albero del monte.
12Ibidem, Della guerra e dei guerrieri.
13F. Nietzsche, Ecce Homo.
14Ibidem.
15F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Di antiche tavole e nuove.
16Ibidem, Di antiche tavole e nuove.
17Ibidem, Di antiche tavole e nuove.
18Ibidem, Di antiche tavole e nuove.
19Ibidem, Di antiche tavole e nuove.
20Ibidem, Delle tre cose malvagie.
21Ibidem, Delle tre cose malvagie.
22F. Nietzsche, Ecce Homo.
23K. Marx, Il manifesto del partito comunista, introduzione di D. Losurdo.
24V. Lenin, Stato e rivoluzione, .
25Lenin, Stato e rivoluzione, .
26J. J. Rousseau, il contratto sociale.
27F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Prologo di Zarathustra.
28 K. Marx, op. cit, borghesi e proletari.
29 Ibidem, proletari e comunisti.
30 Ibidem, introduzione di D. Losurdo.
31Ibidem, introduzione di D. Losurdo.
32F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Del nuovo idolo.
33F. Nietzsche, Ecce Homo.
34F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Delle mosche del mercato.
35K. Marx, op. cit, proletari e comunisti.
Sfogo del celto romano
Leggendo Plauto e Cicerone mi chiedevo quanti fossero gli uomini liberi in un impero di schiavi, era venuto un giorno il romano nelle nostre terre latinizzando tutto assieme ai suoi scudi argentati e i suoi possenti acquedotti di pietra. Il nostro villaggio era stato preso senza un morto da parte loro e con mille e cinquecento lacrime pagate sull’onore dei fili delle spade più affilate che sconfissero i nostri uomini e stuprarono mia madre che rimase gravida di me e altre cinque vergogne del cielo. Ora quei giorni sembrano fiochi in lontananza e il bagliore di altre cento battaglie ha coperto il frastuono dei morti umiliati e del sangue evaporato al sole di vent’anni di dominio imperiale. L’aquila è ormai egemone sull’Europa tutta e prospetta di conquistare il mondo fino al limitare dell’infinito laddove la terra smette per lasciar spazio al cielo degli dei e al paradiso dei giusti. Nessuno è giusto in questo mondo di schifo infatti sputai in faccia ad un sacerdote che mi proponeva un costoso amuleto in cambio della mia eterna passività. Mi consumai gli occhi con la cera delle candele e mi rovinai le mani con le piume troppo dure o le spade troppo molli scrivendo gesta di mille eroi e generali che non stimo e che odio per il loro ruolo così arcaicamente legato all’imperatore nostro padrone e unico padre. Scatenai mille rivolte armate di altrettanti contadini infuriati contro la guerra e li guardai perire tutti sotto i miei occhi di fronte ai miei piedi senza reagire o avere un cenno di umana pietà. Per sfogare la mia rabbia ho capito che la soluzione è non aver soluzioni e il vino rappresenta la mia via di fuga da questa realtà di fango mangiato e sputato o sangue sanguinato in cui il cervello e il cuore servono solo da bersagli per le lame affilate dei nemici o per le parole altrettanto e forse più aguzze dei generali disposti a tutto per un pugno di uomini fedeli e disciplinati che giochino con loro a sentirsi più forti a dispetto dell’umana fraternità. Scrivo queste note da ubriaco e senza pensare a chi le indirizzo ma sapendo che questo mio foglio bruciando nell’aria del rogo che attizzerò a breve nella mia stupidissima dimora che ha compiuto egregiamente la sua funzione assegnatali di prigione volerà lontano attizzando magari in qualcuno quella scintilla di fragile umiltà di ragionamento che lo porrà come mi sono posto io al di fuori del centro di un universo assoluto ma permettendogli in questo modo di osservare la propria realtà di delirio quotidiano e amore freddo e venduto a etti insieme a un pezzo di pane e un filetto di pesce ormai marcito.
18 giugno 2007
mosi
Il senso della vita
mi desto la mattina
e presto mi vesto
pensando a Martina.
Poi, dopo aver mangiato
corro a iniziar la mia giornata, lesto
e anche se cado sul selciato
io so di aver ragione
a lottare per ciò che mi sta a cuore
quindi, con le mie ginocchia sbucciate
io torno alla mia magione,
che è poi solo una stanza
dove c'è anche il mio amoree
e con le ossa spezzate
le nostre anime angeliche e dannate
si uniscono in una frenetica danza
che è poi il nettare di vita
senza il quale non vedrei un senso.
Io vivo perchè amo, lotto, penso
e se così non è, vuol dire che la mia esistenza è già finita.
Mendrisio, 14 maggio 2007
mosi
Poesia del suicida
Cessare ogni mio battito
spegnere ogni luce
tacere ogni linguaggio colorito
ogni traccia di umana voce.
Questo, il desiderio:
la pace, tanto agognata
in questo mondo illusorio
da me sempre sperata.
Mai avrò a lasciarti ora
signorina ben vestita
grazie al mio operare
ho vinto la partita
non ci lasceremo mai, dolce signora.
Ma dal momento che partendo
quei pochi cari ho da lasciare
saluterò il mio amore
le donerò il mio cuore
che, ormai freddo, lei stringerà piangendo.
Ormai il tempo è fatto
ormai è l’ora tarda
compirò il misfatto
e togliendomi la vita
lascerò che la mia anima arda
piuttosto che vederla ancorata qui
in quest’esistenza di risvolti non equi
come una vecchia pagina ingiallita.
Mendrisio 14 maggio 2007
mosi
Poesia dell’operaio alla giovinezza
Lasciasti mio padre a maggio
e venisti a me in aprile,
dopo un lungo viaggio
mi trovasti in cortile,
ti vidi giovane e gioviale
eri bella come sempre,
bella e criminale.
Il vento ti portava
restasti altri mesi
ma si fece il tempo
e ci accorgemmo che l’inverno arrivava
veloce come un lampo,
quindi, i nostri visi, tesi,
si guardarono un’ultima volta.
Sapevamo entrambi che al tuo prossimo ritorno
non avresti trovato me, ma una piccola mano alla vita volta
io ti pregai “prendila, stringila, baciala
poi, quando sarà tempo, lasciala
e torna per un’altra primavera
di un’altra piccola vocina
che lotta, ama, spera,
si fa sciopero anche per lei, giù in officina.
Mendrisio 15 maggio 2007
mosi
Gelosia
Incolore e opaca
la patina si posa soffocando,
spegne ogni bagliore.
I ricordi, le idee, le emozioni
di colpo pietrificano,
allontanandosi
in un passato così presente.
Scusami marti, ti amo.
Bruzella, 15 aprile 2007
mosi
Mosè Cometta “coda di lupo”
Primavera 2007
Il problema fondamentale del comunismo scientifico, a parer mio, è che tende a dare troppa importanza all’economia e al sistema fino al punto in cui l’uomo è astratto totalmente da sé stesso e dalla propria mente, è per questa astrazione che i tentativi di transizione al nuovo sistema non hanno funzionato.
Per dare delle basi solide e scientifiche al comunismo ed impedire questo eccessivo rigore che toglie energie e senso alla rivoluzione ho cercato, e sono riuscito, a dare una giustificazione storica e scientifica del perchè il comunismo ci debba essere, partendo dal punto di vista psicologico.
La prima osservazione è sulla struttura della mente, che io divido nelle due topiche di Freud:
Come notiamo subito le due topiche sono strettamente collegate, e se un solo equilibrio è rotto allora tutto il sistema mente vacilla e diventa patologico. Per un sano sviluppo, ossia una mente sana e quindi libera è necessario avere il giusto equilibrio tra le parti.
Parlando dello sviluppo della prima topica paragonerei l’Es ad una mandria di mucche, che pascola felice e senza confini e il Super-io sano ad un recinto.
Quando a questa mandria si mette un recinto non troppo stretto, permettendole di essere libera di spostarsi e di mangiare ma impedendole di scappare, si crea una struttura Super-io-Es forte, capace di coniugare la libertà e la molteplicità della mandria con un piccolo steccato che serve a darle consistenza e non permetterle di scappare, ossia l’Io.
L’unione Super-io-Es crea l’Io, che è opera d’arte. Capiamo meglio quest’affermazione.
Dall’Es nasce l’ispirazione, che viene realizzata, mettendo alcuni limiti (ad esempio di costanza) e il complesso ispirazione-limiti sani è il risultato di questa macchinazione ossia l’opera d’arte.
Per un quadro: l’Es dà l’ispirazione, attraverso il Super-io il pittore si dà delle regole strutturali per esprimere (senza reprimere!) la propria ispirazione. Ad esempio potrebbe obbligarsi a dipingere anche se avrebbe più voglia di dormire, o andare a cercare il colore giusto e non il primo che gli capiti sotto mano. Il risultato di questa unione è il quadro finito, ossia l’Io; quindi l’Io è opera d’arte.
Anche se rimanesse soltanto nel mondo delle idee e non si concretizzasse materialmente, o si concretizzasse sotto forme che noi non riteniamo propriamente artistiche sarebbe opera d’arte per definizione, perchè sarebbe l’unione di ispirazione e lavoro strutturato in modo sano.
Per tornare all’esempio della mandria, si può capire subito che maggiore è la grandezza della mandria maggiore sarà la ricchezza e lo splendore del ranch che si otterrebbe dall’unione Super-io-Es. Il super io invece dev’essere ridotto al minimo indispensabile, ossia deve permettere di strutturare la mandria, di contenerla senza reprimerla, ossia concedendole la necessaria libertà di movimento. Un Super-io patologico invece tende a cintare l’Es in spazi troppo ristretti o addirittura ad uccidere capi di bestiame, ovviamente questo non può che creare degli Io fortemente patologici e poco sviluppati.
L’altra topica si sviluppa invece tra subconscio, preconscio e conscio.
Il subconscio si può paragonare ad un cielo misterioso, lontano e impenetrabile, da cui partono continuamente dei lampi. Questi lampi sono il principio dell’ispirazione dell’Es, che deve incontrarsi con il Super-io nel preconscio e formare una struttura che chiamiamo Io (o opera d’arte) che è totalmente conscia.
Capiamo quindi che la strutturazione migliore per una mente sana è quella di avere un subconscio abbastanza importante, da cui far partire diversi imput, un preconscio enorme in modo che l’Es e il Super-io abbiano il tempo e le possibilità di unirsi in modo sano e conveniente e un conscio che viene rappresentato dunque da una continuità di opere d’arte, l’Io, che è poi la parte della mente su cui noi basiamo le nostre certezze.
Tutte le nostre certezze percorrono una strada identica a quella della creazione dell’Io, più il preconscio è grande più le certezze (Super-io ed Es) hanno modo di solidificarsi in maniera appropriata e dunque hanno la capacità, quando sono espresse (Io o opera d’arte) di resistere alle intemperie della vita.
Tutta questa introduzione serve a spiegare come si struttura una mente sana, per riassumere possiamo dire che:
La mente sana comprende un Es molto sviluppato e un Super-io non oppressivo ma anzi, abbastanza poco sviluppato, in modo da avere una struttura Super-io-Es (ossia un Io) solida. Per compiere questi passaggi occorre avere un subconscio che permetta all’Es di svilupparsi, un preconscio enorme e molto ricco in modo da permettere la creazione della struttura Super-io-Es e quindi un conscio ben sviluppato.
Lo sviluppo sano dell’Io e quindi del conscio dipende totalmente dallo sviluppo degli strati inferiori (più nascosti) della mente e dalle loro concatenazioni.
Passiamo ora alla critica al capitalismo.
Il capitalismo è il sistema nel quale viviamo e,come diceva giustamente Marx, dal quale siamo fortemente influenzati nel nostro sviluppo.
Questo sistema tende a sviluppare nella mente umana degli squilibri che col passare del tempo aumentano e che condannano l’uomo alla patologia mentale (con patologia mentale si intende anche impossibilità di uno sviluppo superiore dell’intelletto e non solo malattie mentali).
Con l’evolversi delle società ci si è evoluti anche mentalmente, questo significa che il capitalismo è solo una fase storica e per questo è superabile e dev’essere superato.
Nelle società feudali la mente umana aveva un Super-io troppo sviluppato, al punto tale che, nel paragone della mandria, esso si metteva ad uccidere capi di bestiame impedendo alla mente un sano sviluppo. Nel capitalismo iniziale si ebbe comunque questo problema, il bigottismo era molto diffuso e le religioni e le morali anche, ma con il passare degli anni è venuto alla luce la vera pecca psicologica del capitalismo.
Nel nostro sistema non abbiamo stimoli per sviluppare il preconscio, che risulta spesso o troppo ridotto o lacerato; senza una zona adatta di formazione, la struttura Super-io-Es non può quindi crearsi e l’Io risulta incompleto e instabile.
Quindi, non essendo capace di consentire un equilibrio mentale sano, questa società impedisce il sano sviluppo delle persone, per cui è necessario passare ad un rapporto sociale superiore, in cui esista veramente la libertà in quanto esista un Io equilibrato, ossia il comunismo.
Il comunismo è dunque lo stato (da intendersi non come nazione) in cui ognuno avrà la possibilità di avere uno sviluppo mentale sano.
Si è sempre posto ai comunisti il problema dell’avanguardia, di come questa non diventi, una volta fatta la rivoluzione, una nuova classe dominante che semplicemente si sostituisca alla borghesia.
Ebbene io ho trovato chi rappresenta quest’avanguardia senza pericoli di tradimento:
gli artisti.
Gli artisti sono per definizione persone con la mente equilibrata, ossia con un Io stabile (cioè opera d’arte), infatti continuano sotto svariate forme a diffondere opere d’arte (espressioni del proprio Io). Ma cosa sono le opere d’arte? Sono esempi di equilibri mentali, ed è per questo che gli artisti sono forzatamente comunisti, anche se propugnano idee diverso o addirittura opposte.
Essendo il comunismo lo stato in cui si ha una mente sana, chi propaga esempi di menti sane propaga comunismo.
Gli uomini sani, ossia gli artisti, non fanno altro che mettere in mostra i propri equilibri interiori dando stimoli agli spettatori in modo che anch’essi tentino di svilupparsi in maniera non patologica; gli artisti spargono libertà spargendo equilibrio mentale.
Riguardo all’altro problema, che dopo la rivoluzione l’avanguardia non si trasformi in classe dirigente e oppressiva, si risolve da sé, visto che il comunismo è lo stato in cui chiunque si sviluppa in modo sano, tutti avranno degli equilibri mentali solidi e quindi avranno degli Io stabili ossia saranno artisti, perchè i loro Io saranno opere d’arte (come qualsiasi Io sano). Ma se tutti si trasformeranno in artisti allora non esisterà più l’avanguardia di artisti, e quindi tutti saranno uguali, nonostante le differenze professionali. Qui va specificato che essere artisti non significa per forza essere pittori o scrittori ma semplicemente avere un Io sano, a prescindere dalla professione.
Come ultimo punto vorrei trattare i tentativi troppo rigidi di realizzare il passaggio al comunismo. Sorvolando le mille contraddizioni e le situazioni paradossali che si sono venute a creare; parlando soprattutto dei partiti comunisti nel mondo capitalista e degli intellettuali comunisti, trovo che l’errore più grande sia stato il ridursi a ragionare secondo i pensieri di Marx, concentrandosi cioè su ciò che Marx ha studiato, ossia l’economia politica. Così facendo le persone hanno perso importanza rispetto ai rapporti e si sono addirittura alienate da sé stesse. Un proletario, oltre che essere il rappresentante di una classe, è una persona, ossia ha una psicologia, ha una mente. Parlando solo del rappresentante di classe si tende a dimenticare più di metà della persona, di ciò che è, e quindi si dimentica la singolarità e l’individualità di una persona. Si annullano i singoli nelle masse ma in maniera patologica, eliminandoli del tutto, e si finisce per fare ciò che il cristianesimo faceva nei suoi anni d’oro: potenziare in maniera patologica il Super-io al punto da annullare l’Es, che è il nocciolo della personalità e della singolarità di ognuno di noi. Con questa rigidità, con questo astrarre le persone dalle proprie menti, con questo cercare in politici ed economisti l’avanguardia della classe oppressa invece che negli artisti, i comunisti “ortodossi” in tutto il mondo hanno fatto un errore gravissimo. Un errore che è stato pagato con l’autodistruzione degli esperimenti socialisti in URSS, con la demonizzazione del comunismo, con la socialdemocratizzazione dei partiti in europa.
Quando ti guardo, ti penso, ti assaggio
quando mi cullo nella tua aurea
quando sento stringermi tra le tue braccia;
il mio pensiero non può che andare al sorriso che,
ogni giorno, ogni ora, ogni momento,
rischiara le mie giornate
facendomi scordare del mondo, o mostrandomelo da ottiche inconsuete.
Non sono mai stato capace di volare
ma tante volte ne ho parlato,
e ancora di più c’ho provato!
i segni e le ferite ne sono testimoni;
ma solo ora, solo qui,
quando tu e solo tu
entri nel battito del mio cuore,
solo allora sento i piedi staccarsi
e abbandonare quella terra che li tiene prigionieri
per potersi librare liberi nel cielo.
Amore.
Devoggio 28 marzo 2007
coda di lupo
Passeggiata in val mara
Solevano gridi di morte alzarsi in volo con nugoli di corvi, mentre il silenzio dei miei passi rimbombava nell’eco del bosco. L’aria fredda sferzava la mia faccia con fare sprezzante e disinvolto; il prato di mucche era misteriosamente spopolato mentre l’attraversavo.
Tutto questo, cinque minuti fa, dieci minuti fa, dieci anni fa, la vita scorsa. Il tempo è strano e nei boschi tende a nascondersi dietro i vecchi tronchi mangiati dalle tarme o dall’edera.
Ora sono arrivato, la segheria di Marco è vicina.
Si erge davanti a me un vecchio con in bocca un unico dente, canino arrotondato, e parla solamente in dialetto, la sua grande pancia mi colpisce mentre lui mi offre un tronco di tiglio secco per potervi intagliare un bicchiere di legno. Ringrazio e saluto, ci si vedrà la prossima passeggiata, intanto con il mio tronco in spalla torno a svelti passi verso casa, ora mi aspetta un lavoro impegnativo.
Devoggio 25 marzo 2007
Coda di lupo




Anche io sempre di più, anche io.
Fino a toccare le punte delle montagne misteriose e pacifiche, sconvolgendo la pace e la tranquillità di quelle vette con la forza di un bacio.
Sempre di più.
Più perfetto, il gioco dell’amore che sempre più tocca corde nascoste della mia coscienza. Corde che non conosco, che non pensavo avere.
Sempre di più.
L’amore fatto una, due volte ogni notte passata con te, l’amore stupendo che lascia senza fiato.
Sempre di più.
Più leggero, sembra di stare tra le stelle quando i nostri corpi si avvinghiano.
Sempre di più.
Popoli passati e antiche battaglie scorrono nelle mie vene nell’ora in cui ti incontro.
Sempre di più.
Il vortice della passione cresce in me, libertà e possessione, sempre più radicate nel mio cuore, liberate nel mio organismo, disciolte in me.
Sempre di più.
Ti amo
Devoggio 15 marzo 2007
mosi coda di lupo
Se mi bastassero le parole sfoglierei mille libri, sfoglierei mille liberi e tagliando le frasi più belle costruirei un aeroplanino che con leggere ali impregnate di fantastici significati volerebbe alto tra le leggere nuvole spensierate. Libero da obblighi o tempi stabiliti potrebbe lui, volando, trovare forse un modo per esprimere l’alba che sento sorgere dentro rischiarandomi ogni volta che mi passi davanti, ogni volta che mi baci.
Mendrisio, 7 marzo 2007
mosi
Tutto questo mentre grugno di porco spara nella folla convincendosi di mirare il terrorista nemico e uccidendo la madre di Ismail l’iraqueno che giocava a palla con gli amici fuori casa.
Il presidente scimmia decide di rinforzare il corpo militare e inviando vite a spezzar vite riempie i forzieri poco nascosti del petrolio detentore d’uccisor potere.
Gli alberi sono stanchi di questa vita e staccandosi da terra per mano di fredde ruspe metalliche manovrate da fredde mani di sottopagati operai succubi al sistema gridano cantando la canzone dei figli costretti a emigrare morendo per vivere.
La coppia ormai si è stancata di baciarsi e far l’amore ed ora davanti a un prete svogliato e grasso tenta di darsi contegno e di vendersi per “coppia a modo” pronunciando un fatidico “si” che procurerà loro una libreria in stile vittoriano da parte di genitori orgogliosi.
Grugno di porco è tornato a caso verso la caserma percorrendo strade sconosciute e sputando per terra ad ogni visto straniero che incontrava tanto che il suo corpo verrà ritrovato domattina senza più traccia dell’adrenalina del combattimento ma segnato dalle beccate dei corvi sui vestiti laceri da cui fanno capolino diversi organi squarciati dalla fredda lama metallica che taglierà anche l’albero dal quale or’ora penzola sospinto dal tiepido vento che soffia dal mare.
Altri compagni invece stancati di inseguire un nemico identico al riflesso nello specchio hanno cercato la libertà disertando l’armata che con mitra in pugno esporta democrazia all’oriente barbaro e ben fornito del puro e viscoso liquido nero, vero motore dell’economia avanzata che avanza di mezzo centimetro all’ora bloccata da un traffico mostruoso dell’ora di punta. Quando questi eroi perdenti e questi assassini ravveduti torneranno a incontrare la civiltà probabilmente sarà imposta loro la pena marziale e uno schizzo di orgoglio bruciante colerà dai loro corpi colpiti a morte da telecamere con sguardo assassino.
La pietà di questo mondo accecato è sconfitta dai saldi che il fine settimana ingombrano le vetrine di ipotetici supermercati della felicità che in realtà fabbricano schiere di automi compratori perfettamente pronti ad un’imbalsamazione rapida e moderna, una sorta di liofilizzazione dell’anima e di disinfezione da ogni impurità di umano germe. La plastica regnerà liscia splendente e sovrana probabilmente quando si seppelliranno le mie spoglie sotto un albero o in mezzo agli uccelli liberi nell’aria prigioniera. Probabilmente la gente pensa che la mia sia follia allo stato puro e sfogo di irrazionale alienazione dal sistema consumistico e di sguardo al passato nostalgico e scricchiolante. A tutti coloro che in questa trovata si ritrovano rispondo teneramente che il mio sguardo è ben fisso al futuro che inevitabile va verso la pace e la condivisione di ogni bene e ogni diritto e dovere a tutta la popolazione di questo mondo nato deserto e arrivato all’incementata sovrappopolazione. A tutti coloro che pensano io sia un anacronista osservatore ribadisco che guardo avanti a loro e riconoscendo la produzione capitalista quale metodo più redditizio del magico processo che trasforma ogni cosa in un'altra miscelando tra loro tecniche e saperi sempre più disparati ma tuttavia ritengo che i frutti del lavoro vadano distribuiti a tutti come premio per il lavoro che tutti svolgono mondialmente parlando, visto che più dell’ottanta per cento della popolazione produce e muore per meno del venti per cento che vive in lussurioso modo ricacciando sdegnata gli immigrati terzomondani additandoli come ruba lavoro o altre fantasticherie maniacali e patologiche. La nostra direzione è la stessa, ma mentre il vostro sguardo si abbassa sempre più facendovi man mano schiantare verso terra il mio volo rimane dritto e sicuro verso quell’orizzonte di mondiale libertà.
Mendrisio-Devoggio 5 marzo 2007
mosi
Il risveglio della vita
La religione si muove ancora nella tomba
ulula furiosa
tenta di portar con sé quello che può
oro, persone, leggi.
In ogni cosa che afferra
pianta le unghie
lacerando la carne e le vesti.
Ma nulla può questo torcersi moribondo
contro la finalmente acquisita emancipazione
il grande sonno è finito ormai
siamo sicuri di essere
e di avere il diritto di sognare
ad occhi aperti
un mondo migliore.
Dio non ci stancherà più con le sue lunge e melanconiche litanie
i papi e i vescovi
non ci ruberanno più la volontà
l’oro
il tempo
la vita.